È un fenomeno di cui si è iniziato a discutere negli ultimi anni, ma in realtà è presente da diverso tempo. Stiamo parlando del gaslighting, ovvero di quelle azioni o comportamenti messi in atto allo scopo di manipolare mentalmente un’altra persona. Il fine ultimo rimane quello di destabilizzare del tutto la vittima che si ritrova a dubitare di ogni cosa, di se stessa e della realtà che la circonda. Vediamo insieme come questo può avvenire e come riconoscere la problematica.
La violenza psicologica può avere molte forme. A partire da quelle che possono sembrare semplici parole di contestazione e messa in dubbio della ragionevolezza dell’altra persona. In estrema sintesi è questo che avviene quando parliamo di gaslighting. Per comprendere la profondità e il grande danno che può apportare questo fenomeno nella vita, nella psiche di chi lo subisce, partiamo dal definirlo.
Il primo elemento essenziale che dobbiamo tenere in considerazione è su cosa si va a concentrare il gaslighting, ovvero la percezione dell’altra persona. Colui o colei che compie la manipolazione ha un obiettivo preciso: abbattere le difese naturali dell’interlocutore fino a farlo dubitare persino di ciò che ha visto, ha detto, ha sentito o percepito. La vittima diviene volta dopo volta sempre più insicura, inizia a dubitare di se stessa e del proprio giudizio.
L’opera continua di vessazione prosegue fino a spingere la persona a pensare di non essere in grado di distinguere tra ciò che è reale e ciò che non lo è. In questo stato di prostrazione mentale, per il manipolatore è semplice estendere la propria influenza e autorità sulla persona che inizia a dipendere totalmente da lui o da lei.
Come avviene il gaslighting?
La particolarità del fenomeno del gaslighting è connessa al suo stretto legame con la fiducia personale e con azioni che soprattutto all’inizio appaiono innocue. Piccoli commenti buttati lì dal manipolatore quasi senza darvi peso. O ancora affermazioni dette, azioni compiute per poi essere negate all’infinito. Esempi classici sono perciò frasi quali “sei pazza/o. Te lo sei immaginato. Non ho mai detto/fatto quello che mi stai riportando”. Il repertorio in questo senso può essere molto ampio e passare dallo sminuire costantemente al mettere in dubbio il giudizio dell’altro. Altri emblemi sono infatti “Sbagli sempre, sei il solito/a confusionario/a. Non troverai mai nessuno all’infuori di me.”
Nella pratica possiamo immaginare il gaslighting come un percorso a tappe il cui inizio è sempre soft e reso volutamente quasi impercettibile. In questo stadio la persona è frastornata dai segnali contradditori del manipolatore. Quest’ultimo invia al tempo stesso frecciate e commenti denigratori associati però a riconferme del suo interesse per il bene della vittima. Questo destabilizza la persona che – pur notando l’emergere del problema – si interroga sul fatto che possa essere un semplice fraintendimento della comunicazione interpersonale.
La fiducia spezzata e il diventare dipendenti del gaslighter.
A seguire, con l’approfondirsi della dinamica, il destinatario dei commenti proverà a contrastare questo meccanismo cercando di dimostrare la verità delle sue percezioni adducendo anche moltegiustificazioni. Nel tempo però i continui attacchi porteranno la persona a una completa perdita di fiducia in se stessa e nascerà in lei la convinzione di essere in errore. Motivo per cui rinuncerà gradualmente a contrastare il manipolatore e si renderà totalmente dipendente da lui o lei e dal giudizio che questi soggetti esprimono.
A ben vedere dunque il gaslighting si muove su più piani volti a:
Far dubitare la persona
Destabilizzare le sue conferme
Incrinare la sua sicurezza e autostima
Isolarla dagli altri suoi contatti
Renderla succube del giudizio manipolatorio
In questo modo, chi lo attua sa di poter esercitare il suo potere sulla persona verso cui ha indirizzato gli attacchi. È attraverso questo processo che la vittima perde il suo punto di vista, si sente impotente e accetta la prospettiva dell’altro come unico elementodegno di valore. Quest’ultimo aspetto è un focus importante perché più si perpetua questa svalutazione e più diventa difficile per le persone riconoscere la presenza di una problematica. Un ostacolo che rischia di compromettere la richiesta di aiuto stessa perché la persona arriva a ripetersi “sono io il problema”.
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