Ogni giorno, senza rendercene conto, indossiamo maschere psicologiche. Lo facciamo al lavoro, in famiglia, con gli amici, e perfino con noi stessi. Ruoli e personaggi che abbiamo costruito per essere accettati, per sentirci al sicuro o per evitare il dolore. Riconoscerle è il primo passo per vivere con più autenticità, libertà e presenza.
Ciascuno di noi ha una sfera privata, intima e una pubblica, sociale fatta di relazioni e interazioni. Nel tempo abbiamo imparato a interpretare ruoli diversi, personaggi diversi immersi in dinamiche differenti a seconda del contesto, dell’ambiente, del periodo che stavamo vivendo.
In fin dei conti quindi di frequente tendiamo a indossare una maschera, più o meno consapevolmente. Quando queste maschere diventano troppo rigide, finiscono per allontanarci da chi siamo davvero. A forza di vivere impersonando un personaggio o un ruolo chiuso e definito rischiamo dunque di perdere autenticità, la connessione con la nostra essenza e di sentirci via via soffocare.
Cosa sono le maschere psicologiche?
Parlando di maschere psicologiche ci riferiamo a quei ruoli e a quegli atteggiamenti che assumiamo per proteggerci e affrontare meglio determinate emozioni, vissuti, dinamiche. Nel passato possiamo avere infatti appreso che essere noi stessi non bastava — o che mostrarci fragili era un rischio.
Abbiamo perciò creato una maschera che ci separa e protegge dal contatto intimo e reale con l’esterno. Ci siamo allenati a nascondere certe parti di noi e a mostrare solo ciò che pensiamo sia accettabile. Alcuni esempi? Potremmo scoprire di star indossando la maschera della persona:
forte che non vuole mostrarsi debole e crede di dover fare tutto da sé;
perfetta che crede di dover essere impeccabile per dimostrare il suo valore e ottenere accettazione;
compiacente che nega i suoi desideri e bisogni, ricerca l’approvazione esterna fino allo stremo per evitare il rifiuto;
indifferente che finge di non curarsi di nulla per evitare di soffrire.
Perché indossiamo maschere
La maschera psicologica ha un compito preciso: proteggerci. Al tempo stesso ci racconta di un bisogno autentico e fondamentale che giace al di sotto: essere amati, riconosciuti, rispettati. Tuttavia, quando confondiamo la maschera con la nostra identità, rischiamo di perdere contatto con la parte più vera e genuina di noi stessi.
C’è poi un altro fattore che gioca a sfavore di questa dinamica. Le maschere drenano energie. Con il passare del tempo, se diventano gabbie troppo rigide, ci tolgono respiro e gioia.
Iniziamo a provare frustrazione, stanchezza, un disallineamento che scava in profondità tra chi siamo e vogliamo essere e l’immagine che mettiamo in scena. A lungo andare rischiamo di sentirci invisibili e sconnessi dagli altri. Avvertiamo il peso del fatto che nessuno ci vede davvero per come siamo.
Nessuno ci conosce in profondità o intimamente. Un aspetto questo che si collega a una delle paure profonde che tutti noi abbiamo: il timore di non essere accettati per come siamo veramente.
Come riconoscere le proprie maschere psicologiche
Riconoscere le nostre maschere psicologiche richiede ascolto e sincerità. Per iniziare possiamo partire da queste domande:
Recito una parte o sono me stesso/a?
Cosa temo che accadrebbe se mostrassi chi sono, cosa provo?
Quali ruoli mi fanno sentire una persona accettata/approvata dagli altri, ma mi tolgono energia?
Cosa cerco di proteggere dietro quella maschera?
A volte non ci rendiamo conto di quanto le nostre maschere siano diventate parte di noi. Non ci accorgiamo di quanto male ci stiano facendo. Esistono però alcuni segnali che ci raccontano di un disequilibrio che rischia di danneggiarci:
sensazione di vuoto o disconnessione da noi stessi.
difficoltà a esprimere le nostre emozioni.
eccessiva preoccupazione per ilgiudizio degli altri.
stanchezza emotiva o bisogno costante di tenere tutto sotto controllo.
relazioni che sembrano superficiali, poco nutrienti o addirittura drenanti
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