La solitudine può essere un’esperienza dolorosa. A volte è cercata e rigenerante, altre volte è imposta e può farci sentire smarriti, incompresi o non abbastanza. In questi momenti, la pratica dell’auto-compassione ci aiuta a trasformare la solitudine in un’occasione per prenderci cura di noi stessi con gentilezza.
Essere soli, o meglio sentirci soli, è un passaggio che possiamo incontrare molte volte nell’arco della nostra vita. Le motivazioni possono essere le più disparate.
Sia nei momenti in cui la ricerchiamo sia quando è imposta, la solitudine può comunque metterci alla prova. Ecco perché possiamo beneficiare in ogni caso della pratica dell’auto-compassione o self compassion.
Cosa significa essere auto-compassionevoli? Come possiamo coltivare questa competenza nei momenti in cui ci sentiamo più soli?
L’auto-compassione è la capacità di trattare noi stessi con la stessa gentilezza e comprensione che riserveremmo a un caro amico. Si contrappone del tutto all’autocritica e al giudizio severo che spesso accompagna la solitudine.
Esistono tre elementi che danno fondamento alla self-compassion come teorizzato dalla psicologa Kristin Neff. Questi sono:
- La gentilezza verso noi stessi che si traduce nel sospendere il giudizio, nell’evitare l’autocritica e trattarci con comprensione.
- Il senso comune di umanità che ci permette di riconoscere un fatto: la solitudine è un’esperienza che accomuna tutti noi esseri umani.
- La consapevolezza e la mindfulness, ovvero la capacità di accettare le emozioni senza giudicarle o evitarle.
Praticare l’auto-compassione nei momenti di solitudine significa dunque accogliere i nostri sentimenti con apertura, invece di fuggire da essi o giudicarci.
Come affrontare la solitudine con auto-compassione.
All’inizio il punto di svolta nella nostra quotidianità è dato dal prendere atto della presenza della solitudine nella nostra vita. Di frequente infatti la prima risposta che potremmo mettere in atto per aggirare il problema è cercare di ignorare.
Passaggio questo che porta facilmente a cercare di riempire quei vuoti e quel disagio lasciandoci trasportare dalle distrazioni.
I social media con lo scrolling a oltranza e le tecnologie varie, i videogiochi e altre attività possono difatti diventare una costante volta proprio a silenziare quel disagio.
Sembra controintuitivo ma un passo fondamentale per trasformare la solitudine è accettarla senza giudizio. Una possibilità interessante in questo senso è l’esercizio pratico che propongo di seguito.
Prendiamoci un momento solo per noi, chiudiamo gli occhi e facciamo tre respiri profondi. Chiediamoci: Cosa provo in questo momento?
A seguire diamo un nome alle emozioni senza criticarle: tristezza, nostalgia, senso di vuoto. Immaginiamo infine di accogliere queste emozioni come faremmo con un bambino che ha bisogno di conforto.
Trasformiamo la solitudine in un atto di amore verso di noi.
La solitudine può farci male, ma può anche diventare un’occasione per riscoprire il valore della connessione con la nostra interiorità. Praticare l’auto-compassione nella solitudine significa dopotutto:
- accogliere le emozioni senza giudizio;
- parlare a noi stessi con gentilezza;
- coltivare la presenza con la mindfulness;
- creare rituali di cura e amore;
- aprirci alla connessione con gli altri.
Nei momenti di solitudine, coltiviamo allora piccole abitudini che ci trasmettano calore e cura. Un esempio? Prepariamo una bevanda calda con consapevolezza, notando il profumo e il calore tra le mani.
Scriviamo poi un pensiero gentile su un quaderno come: “Oggi mi prenderò cura di me con amore e grande cura”. O ancora mettiamo una mano sul cuore e respiriamo profondamente dicendo: “Mi regalo gentilezza in questo momento”.
Un’altra possibilità che ci aiuta a trasformare la solitudine è ritrovare la connessione con gli altri. In questo senso sono numerose le azioni che possiamo mettere in campo.
Ad esempio, mandiamo un messaggio a una persona cara senza aspettare che sia l’altra a farlo. Partecipiamo a un’attività comunitaria che amiamo e che ci dona gioia come un corso, una passeggiata in gruppo, volontariato.
Se stai attraversando un momento di solitudine, ricorda che puoi sempre chiedere aiuto e conforto. Se il momento di difficoltà e disagio si prolunga potrebbe infine essere utile parlarne con una psicoterapeuta e professionista della salute mentale.

